Baldassarre e la mirra - il dono che completa l’Epifania

Antonietta Cattaneo .

31 maggio 2026

I Re Magi seguono la stella cometa. Baldassarre, Gaspare e Melchiorre portano doni preziosi.

Quando si parla di cosa porta Baldassarre, la risposta più diffusa è semplice: la mirra. Ma dietro quel dono c’è molto di più di un dettaglio del presepe: c’è un modo antico di leggere l’Epifania, i Re Magi e il rapporto tra fede, simbolo e tradizione popolare. In questo articolo chiarisco il dono attribuito a Baldassarre, perché la tradizione gli assegna proprio quello e come questa figura continua a vivere nelle devozioni italiane.

Le tre cose da sapere su Baldassarre e il suo dono

  • Baldassarre è il Magio associato alla mirra nella tradizione cristiana più diffusa.
  • La Bibbia parla dei doni dei Magi, ma non distribuisce i regali per nome: l’attribuzione nasce nella tradizione successiva.
  • La mirra non è un ornamento casuale: richiama preghiera, sofferenza e umanità di Cristo.
  • Nelle usanze italiane dell’Epifania Baldassarre entra nel presepe, nei cortei e nella catechesi familiare come figura simbolica, non solo narrativa.
  • Capire questo dettaglio aiuta a distinguere meglio Baldassarre, gli altri Magi e la Befana.

Perché la tradizione gli assegna proprio la mirra

La prima distinzione da fare è semplice ma decisiva: il Vangelo di Matteo parla dei Magi che offrono oro, incenso e mirra, però non dice in modo esplicito quale dono appartenga a ciascuno. L’abbinamento tra nome e offerta nasce più tardi, nella tradizione cristiana e nella lettura simbolica sviluppata nei secoli. Io tengo sempre separati questi due livelli, perché confonderli porta a semplificazioni poco utili.

Che cosa dice la fonte evangelica

Nel racconto evangelico contano tre elementi: il viaggio guidato dalla stella, l’adorazione del Bambino e i tre doni. Il punto non è il valore materiale dei regali, ma il loro significato: i Magi riconoscono in Gesù qualcosa che va oltre l’idea di un bambino appena nato. La successiva tradizione, proprio per dare ordine a quel quadro, attribuisce i nomi di Melchiorre, Gaspare e Baldassarre ai tre personaggi.

Leggi anche: Perché si chiamano Re Magi? Origine e significato

Come nasce l’attribuzione dei doni

Con il tempo la devozione popolare ha trasformato i tre doni in una piccola grammatica della fede: l’oro parla di regalità, l’incenso di culto e la mirra di umanità ferita. In questa lettura, Baldassarre porta la mirra, ed è l’associazione più diffusa nella tradizione italiana e occidentale. Non è un dettaglio secondario: serve a completare il messaggio dei Magi, che non offrono solo oggetti preziosi, ma una vera interpretazione di chi è Gesù.

Mago Dono nella tradizione più diffusa Significato simbolico
Melchiorre Oro Regalità
Gaspare Incenso Divinità e preghiera
Baldassarre Mirra Umanità, passione e morte

Questa distribuzione è quella che aiuta meglio a leggere il racconto in chiave devozionale. Nel passo successivo vale la pena capire perché proprio la mirra abbia assunto un peso così forte nella tradizione cristiana.

Che cosa significa la mirra nella devozione cristiana

La mirra è una resina profumata, dal gusto amaro e dall’uso antico. Veniva impiegata in profumeria, in unzioni e anche in pratiche funerarie; proprio per questo ha un valore simbolico molto più denso dell’oro. Quando viene associata a Baldassarre, la mirra non dice solo “questo è un dono prezioso”, ma suggerisce che davanti al Bambino c’è già un orizzonte di sofferenza, morte e salvezza.

Io la leggerei in tre direzioni, tutte ugualmente importanti:

  • Umanità reale, perché richiama un Gesù che nasce dentro la storia e non fuori da essa.
  • Passione futura, perché la mirra richiama anche l’unzione del corpo e dunque la morte.
  • Curazione e misericordia, perché nella cultura antica era un rimedio, una sostanza che protegge e lenisce.

È questo il motivo per cui il dono di Baldassarre non va letto come una curiosità folkloristica. La sua forza sta nel far convivere nascita e destino, festa e sacrificio. Ed è proprio questa tensione che ritroviamo nelle tradizioni dell’Epifania italiana.

Come Baldassarre entra nelle tradizioni dell’Epifania in Italia

Nelle feste italiane, Baldassarre non vive soltanto come personaggio del presepe: entra in un sistema di segni che ruota attorno al 6 gennaio, alla fine del tempo natalizio e al ritorno all’ordinarietà. In molte famiglie il suo arrivo nel presepe chiude idealmente il cammino dei Magi, e proprio per questo il suo dono ha un peso quasi conclusivo, come se raccogliesse tutto il senso del viaggio.

Nei presepi viventi, nelle processioni parrocchiali e nelle rappresentazioni dell’Epifania, Baldassarre è spesso riconoscibile per la sua regalità e per una iconografia che lo distingue dagli altri due Magi. In molte raffigurazioni occidentali è il Magio più giovane o quello rappresentato con tratti africani o orientali: non è un vezzo estetico, ma un modo per dire che l’adorazione di Cristo riguarda popoli, culture ed età diverse.

In pratica, il suo ruolo nelle devozioni popolari si vede in almeno quattro situazioni ricorrenti:

  • nel presepe domestico, quando i Magi vengono posizionati in cammino verso la capanna;
  • nelle celebrazioni dell’Epifania, dove il racconto dei doni diventa catechesi visiva;
  • nei cortei o nelle sacre rappresentazioni, che rendono il viaggio dei Magi più concreto e memorabile;
  • nelle letture familiari per bambini, dove Baldassarre aiuta a spiegare il senso dei doni senza ridurli a semplice ornamento.

Da qui nasce spesso un altro dubbio, molto comune: che cosa è davvero tradizione dei Magi e che cosa appartiene invece ad altre figure dell’immaginario natalizio? Vale la pena chiarirlo, perché l’equivoco è frequente.

Gli equivoci più comuni da evitare

Il primo errore è pensare che i nomi e i doni siano tutti già fissati nel Vangelo. In realtà la narrazione evangelica è più sobria, mentre molti dettagli che oggi consideriamo “tradizionali” arrivano da secoli di interpretazione, arte e devozione. Questo non li rende falsi; li rende, piuttosto, tradizioni elaborate, cioè stratificazioni culturali.

Il secondo equivoco riguarda la Befana. In Italia è facile sovrapporre la distribuzione dei doni dei Magi con quella della vecchia signora dell’Epifania, ma sono due piani diversi: i Magi offrono i loro doni a Gesù, la Befana porta regali ai bambini. La vicinanza della data ha reso le due figure quasi contigue nell’immaginario popolare, ma non vanno confuse.

Il terzo equivoco è leggere il simbolo in modo troppo letterale. La mirra non va intesa come un oggetto strano infilato nella scena per colore locale; va capita come linguaggio. Se la si riduce a un semplice profumo antico, si perde il nucleo del racconto. Se invece la si legge come segno di umanità, sofferenza e cura, allora Baldassarre acquista profondità.

Infine, c’è un dettaglio che molti fraintendono: le lettere C+M+B che compaiono sulle porte in occasione dell’Epifania non sono solo l’iniziale dei tre Magi. Nella lettura cristiana indicano anche la benedizione della casa. È un gesto piccolo, ma dice bene come la tradizione dei Magi abbia superato il racconto e sia entrata nella vita quotidiana delle famiglie.

Chiariti questi punti, resta una domanda più interessante: perché, ancora oggi, Baldassarre continua a funzionare così bene nell’immaginario delle feste? La risposta sta nel modo in cui unisce racconto, simbolo e vita concreta.

Perché la mirra di Baldassarre resta attuale nelle feste di oggi

La ragione è semplice: questo dono non appartiene a un passato chiuso. La mirra continua a parlare perché mette insieme elementi che riconosciamo ancora bene: il valore del gesto, il peso del sacrificio, la dignità di ciò che sembra fragile. In un tempo in cui molte feste rischiano di diventare solo scenografia, Baldassarre ricorda che un dono ha senso quando dice qualcosa di vero su chi lo offre e su chi lo riceve.

Se dovessi sintetizzare il punto in modo pratico, direi questo: Baldassarre porta la mirra, ma porta anche una lezione di lettura simbolica. Quando si racconta l’Epifania, conviene partire da lì, perché il cuore della tradizione non è l’esattezza da enciclopedia, ma la capacità di trasformare un gesto in significato.

Per chi prepara un presepe, spiega la festa ai bambini o scrive di tradizioni popolari italiane, questo è il dettaglio da non perdere: Baldassarre non è solo il terzo Magio, è il personaggio che chiude il cerchio dei doni e rende completo il messaggio dell’adorazione. Ed è proprio per questo che, ancora oggi, la sua presenza resta una delle immagini più forti dell’Epifania.

Domande frequenti

Nella tradizione cristiana più diffusa Baldassarre è il Magio associato alla mirra. Il Vangelo di Matteo parla dei tre doni, oro, incenso e mirra, ma non assegna esplicitamente ciascun regalo a un nome: l’abbinamento nasce nella tradizione successiva.
La mirra richiama umanità, sofferenza e passione di Cristo. Nell’articolo viene letta anche come segno di preghiera, di morte e di cura, perché nell’antichità era usata in profumeria, nelle unzioni e in pratiche funerarie.
Compare nel presepe domestico, nelle celebrazioni del 6 gennaio, nei presepi viventi, nelle processioni e nelle sacre rappresentazioni. In questi contesti il suo arrivo chiude il cammino dei Magi e rende visibile il senso del viaggio verso la capanna.
I Magi offrono i loro doni a Gesù, mentre la Befana porta regali ai bambini. La vicinanza della data li fa spesso confondere nell’immaginario popolare, ma sono due figure e due significati diversi.
Non indicano solo le iniziali dei tre Magi. Nella lettura cristiana rappresentano anche la benedizione della casa, quindi il segno unisce memoria dei Magi e gesto di protezione familiare.
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Autor Antonietta Cattaneo
Antonietta Cattaneo
Mi chiamo Antonietta Cattaneo e ho 12 anni di esperienza nel campo delle tradizioni, della cultura e del folclore italiano. Sin da giovane, sono rimasta affascinata dalle storie e dai costumi che rendono unica la nostra nazione. Questo interesse mi ha portato a esplorare in profondità le diverse sfaccettature della cultura italiana, dalle feste popolari alle usanze locali, e mi piace condividere queste scoperte con gli altri. Nel mio lavoro, mi impegno a fornire informazioni utili e accurate, semplificando argomenti complessi e confrontando fonti diverse per garantire che ciò che scrivo sia sempre aggiornato e comprensibile. Credo che conoscere le nostre radici e tradizioni sia fondamentale per apprezzare il presente e costruire un futuro consapevole. Condivido la mia passione per la cultura italiana con l'obiettivo di far scoprire a tutti la bellezza e la ricchezza del nostro patrimonio.
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